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Cha No Keburi

Di   1 gennaio 2015

Haiku come ossigeno, haiku come medicina e cura, haiku come un sentire, haiku-silenzio, haiku per passione, haiku come via, haiku per rinascere, haiku-melodia, haiku come amico, haiku compagno e specchio della coscienza e della natura, haiku-Mago, quando ti sgorga come un fiotto d’acqua trasparente….

Cha No Keburi – il perché di un nome

Per un omaggio al Giappone, e non solo.

Cha No Keburi in giapponese significa “Il vapore del tè” e, se ci si pensa, quante sono le cose in apparenza impalpabili ed eteree (come lo è, appunto, il vapore), ma che celano in sé una forza trascinante, quasi rivoluzionaria?

Ad esempio, è la spinta del vapore che, nel corso di un secolo e mezzo, ha consentito a una moltitudine di sogni di attraversare il mondo su convogli trainati da sbuffanti locomotive oppure su piroscafi pronti a sfidare il mare. E ancora oggi, “quel” vapore riesce a trasmettere – a folate – sentimenti e memorie che prodigiosamente sopravvivono a un progresso incapace di intaccarne l’essenza profonda e i più sottili aromi.

Lo stesso accade nel mondo del tè con il suo Cha No Keburi. Tonificante linfa, il primo, con cui abbeverarsi quasi goccia a goccia; refolo di aromi profumati, il secondo, al quale abbandonarsi con gratitudine.

Esperienze e sensazioni per certi versi analoghe a quelle che si ritrovano nello haiku.

Già, lo haiku… Questo componimento vaporoso e tenacemente rarefatto, elegante e perfetto nella sua capienza minuta, simile – per me – a una tazza di tè da cui ogni giorno si sprigiona un vapore sempre nuovo che, con la pazienza di un uragano gentile, porta il mio ego a sciogliersi tra le pieghe del tempo e del mondo.

Così, similmente, Cha No Keburi si può paragonare al soffio vitale di un attimo, individuabile nella sua saettante esattezza e, al tempo stesso, perfettamente incastonato sia nell’attimo che lo precede sia in quello che, lieve e corroborante, lo segue come un riflesso fedele. Una sorta di “meditazione liquida”…

Cha No Keburi: pienezza fluida di un’energia, tersa e liberatoria, che tutto accomuna e in cui mi posso riconoscere.

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